«Le cose non sono mai come appaiono;— Massimo Rao
nascondono sempre infinite storie,
inquiete memorie, infiniti sogni
non ancora sognati...»
Il documentario ripercorre la vita dell'artista Massimo Rao, dalla Napoli degli anni '70 alla scoperta folgorante a Trani, passando per l'esperienza formativa nelle Dolomiti dell'Alto Adige, fino al rifugio umbro di Pornello di San Venanzo, dove realizza alcune delle sue opere più intense prima della morte prematura, avvenuta nel 1996.
Attraverso le testimonianze di familiari e amici e con l'intervento di critici e storici dell'arte, il film ricostruisce il percorso umano e artistico di un pittore appartato e ancora poco conosciuto, lasciando emergere la sua personale ricerca del mistero e dell’assoluto.
La pittura di Rao «non sbraita, non urla, ma parla sottovoce», come scrive il critico Janus: è una via silente alla bellezza, capace ancora oggi di interrogare il nostro rapporto con l'infinito.
Massimo Rao (San Salvatore Telesino, 1950 – Pornello di San Venanzo, 1996)
Esistono artisti che attraversano il proprio tempo in punta di piedi, scegliendo la vertigine del silenzio al rumore delle mode. Nato a San Salvatore Telesino nel 1950, Massimo Rao ha abitato la pittura come una soglia segreta tra il visibile e l'invisibile: un territorio notturno in cui la lezione dei grandi maestri del passato — dal Rinascimento al Manierismo, fino alle atmosfere sospese del Simbolismo — non è mai citazione accademica o nostalgia, ma lingua viva per interrogare l'enigma dell'esistenza.
Sulle sue tele e nelle sue litografie prendono forma figure magnetiche e androgine, profili assorti, sguardi obliqui che sembrano custodire una memoria lontana. E sopra ogni cosa governa la Luna: non un semplice astro nel cielo, ma una presenza interiore, uno specchio d'argento che trasfigura i volti, dilata il tempo e restituisce al mondo il suo incanto originario.
Irrequieto e appartato, capace di incantare chiunque lo incontrasse con il suo sorriso e la sua straordinaria carica umana, Rao ha disseminato la propria vita tra il Sannio, Napoli, la luce adriatica di Trani, le vette dell'Alto Adige e il silenzio umbro di Pornello di San Venanzo, dove si è spento prematuramente nel 1996. La sua opera resta una bussola notturna: un invito a smarrire i confini della ragione per entrare nella verità del sogno.
Per raccontare davvero Massimo Rao, la troupe ha scelto di non fermarsi ai documenti e alle testimonianze, ma di seguire le sue tracce nei luoghi che hanno segnato la sua vita e la sua pittura. La narrazione tocca le tappe decisive del suo percorso, dalla formazione tra Napoli e la scoperta di Trani, fino ai due luoghi che più di ogni altro custodiscono la sua maturità umana e artistica, Bolzano e Pornello di San Venanzo.
Attraverso questi (e altri) luoghi, il documentario costruisce il racconto come un itinerario fisico ed emotivo. "Questo e molto altro ho sognato" non è solo la biografia di un artista, ma un cammino dentro i paesaggi, le solitudini e le visioni che hanno generato la sua opera.
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Il borgo natale nel cuore del Sannio e la Pinacoteca Comunale
Il borgo natale nel cuore del Sannio (1950), dove affondano le radici del suo immaginario e dove oggi la Pinacoteca Comunale custodisce circa settanta sue opere.
Punto di partenza e di ritorno del documentario: qui la troupe ha raccolto le memorie familiari, gli affetti più intimi e il legame indissolubile con la terra d'origine.
L'Associazione Massimo Rao si è costituita nel 2012 in concomitanza con l’apertura della Pinacoteca Comunale che raccoglie circa 70 opere del pittore sannita. Essa si pone sul territorio come luogo di incontro, aggregazione, discussione e laboratorio per i soci e per la comunità. Le sue attività culturali contribuiscono alla promozione e alla divulgazione dell’arte di Massimo Rao attraverso incontri ed eventi che spaziano nel campo della letteratura, della musica, dell’arte e di ogni altra disciplina intellettuale.
L'impegno dell'Associazione è stato fondamentale per la realizzazione di questo film.
Un'occasione per scoprire l'enigmatico artista del secondo Novecento negli spazi storici di Palazzo Ricca a Napoli.
Circa quaranta opere provenienti da collezioni pubbliche e private raccontano l'universo poetico e visionario del pittore alla Fondazione Banco di Napoli.
Il servizio del TGR Campania dedicato alla riscoperta dell'artista sannita, tra esposizioni e memoria visiva.
Le tappe delle riprese sul territorio sannita e campano per il documentario diretto da Paolo Fulvio Mazzacane.